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Trucco e fotoritocchi
di Daniela Panella, Truccatrice e docente dello Studio 13
Credo che la bellezza del mio lavoro stia anche nella grande varietà di situazioni professionali che offre. 
E nell’ambito di queste,ogni volta da spazio a nuove idee, diversi vissuti da considerare, nuove emozioni da trasformare in sfumature. Una parte della mia professione si svolge nell’insegnamento, ho il privilegio di insegnare da Studio 13, nella scuola di Paolo Panczyk, del quale mi sento professionalmente figlia. Capita di frequente che qualcuno mi chieda se non sia noioso ripetere anno dopo anno lo stesso programma, ma penso che insegnare voglia dire non smettere mai di studiare, di assorbire nuove idee anche da chi muove i primi passi in questo settore. Vuol dire anche non smettere di stupirsi delle affinità che ci sono tra il trucco e la pittura, restando comunque consapevoli di quanto siano fondamentali la preparazione teorica e la tecnica.
Quando però la domanda è  "cosa preferisci fare ? " ammetto di avere una predilezione per il trucco fotografico.
La foto è l’unica memoria che resta di un lavoro che a volte richiede un impegno di ore, ma che in pochi minuti si elimina con un dischetto detergente. E che,come tutti i lavori artigianali, è unico ed irripetibile, in quanto non potrà più essere identico.
La fotografia è per un truccatore un banco di prova, è la situazione dove si richiede la precisione estrema, ciò che può sfuggire quando una persona si muove diventa "crudelmente" immobile in una foto. Una banale ed umana asimmetria può talvolta inficiare il resto di un lavoro. Si, è vero, c’è il foto-ritocco, però cerchiamo di capire qual è realmente il suo peso sul lavoro finale di un truccatore. Indubbiamente oggi non c’è più bisogno di perdere tempo prezioso per coprire un tatuaggio o una cicatrice, ed è anche vero che questo sistema da la possibilità di effettuare alcune variazioni, ma il risultato ideale si ottiene solo se il prodotto di partenza è valido.
Lo stesso ragionamento è da applicare alla foto stessa, sarebbe ingiusto pensare che una buona fotografia non nasca dalle capacità di un fotografo, dalle sue emozioni, ma dall’uso sapiente del computer.  Allora qual è il segreto ??  Evidentemente i fattori sono tanti,molto importante credo sia l’affinità tra le persone che concorrono alla realizzazione dell’immagine. E’ importante conoscersi, capirsi, ovviamente ognuno rispettare e considerare il ruolo dell’altro.
Spesso le indicazioni date dal fotografo sono sulla caratterizzazione del volto, e poiché questo è un concetto soggettivo, capire il suo linguaggio è decisivo.
Fondamentale è anche conoscere per tempo il lavoro che si dovrà fare, per aver modo di effettuare delle ricerche, di documentarsi. Nel corso dei secoli, soprattutto di quello appena finito, il trucco si è modificato moltissimo di decennio in decennio, seguendo la trasformazione sia estetica ma soprattutto sociale delle donne; ed è quindi fondamentale per un truccatore avere una piena conoscenza di questi processi.
Naturalmente tutte queste cose sono di complemento ad una forte preparazione tecnica che guida nelle diverse situazioni fotografiche, che da la possibilità di utilizzare i dovuti accorgimenti in funzione delle luci, dell’ambientazione del set, della scelta tra colore e bianco e nero.
In ultimo, ma non meno importante è la scelta mirata dei prodotti. A volte un fondotinta sbagliato compromette in parte il risultato finale, un prodotto di fissaggio giusto garantisce al truccatore una tenuta sicura per tutta la durata del servizio. Per questa ragione chi fa questa professione è sempre alla ricerca di prodotti con requisiti adatti alle proprie esigenze.
Per questa ricerca è nato il Soft-stick di Studio 13, un fondotinta idratante, resistente all’acqua, elastico, coprente, ma che emulsionato con il suo mixer, offre un risultato assolutamente trasparente pur mantenendo inalterate le sue caratteristiche tecniche. Con la stessa composizione sono state prodotte una vasta gamma di creme colorate, ottime per essere utilizzate su occhi, labbra e guance; e che opportunamente fissate con delle polveri, assicurano un effetto particolarmente intenso ed una adesione eccellente. Del resto, nello scegliere cosa usare, il fattore durata gioca un ruolo importante.
Ciò che rende diversi i prodotti professionali è proprio questo, la capacità di coprire, di aderire alla pelle e quindi di durare; e tutto ciò è direttamente proporzionale alla concentrazione di pigmento nel prodotto stesso. Ma è proprio per questa ragione che spesso nei confronti del trucco professionale c’è una certa diffidenza, viene definito impropriamente "pesante", senza sapere che la pesantezza si raggiunge con la stratificazione, e quindi, si può ottenere un trucco "pesante" anche con un prodotto "leggero".
Al contrario con un prodotto coprente sarà sufficiente applicarne un velo per raggiungere il livello di copertura necessario. E’ vero però che per ottenere questo bisogna saperli utilizzare, questo tipo di creme hanno bisogno di essere spiegate, va dimostrato a chi deve acquistarle la loro corretta applicazione, e quanto sia importante avere a disposizione gli strumenti giusti per stenderle: i pennelli.
In ogni attività artigianale, gli strumenti sono importanti tanto quanto le materie prime; lo scultore può fare ben poco con un blocco di marmo senza i suoi scalpelli! Diciamo che l’equivalente dello scalpello per un truccatore sono i pennelli. Non ho mai conosciuto un collega che non avesse per i propri pennelli una cura particolare, e spesso una forte gelosia. Ogni pennello contribuisce ad ottenere un effetto diverso, a volte gli si conferisce vita propria, si pensa che senza di questo non si potrà ottenere un identico risultato. Personalmente ritengo che i migliori siano quelli di martora, hanno una piacevole morbidezza ed una buona elasticità,che gli consente di sfumare perfettamente. Inoltre i pennelli di martora, se ben conservati, sono praticamente eterni; ne ho ancora alcuni di quando cominciai il primo corso da studente che hanno quindi acquisito anche un valore sentimentale
E il resto? Il resto è emozione, passione per questo lavoro, è scoprirsi dopo tanti anni ancora affascinati dal fatto che con soli tre colori si può colorare il mondo.